Archivio di Gennaio 2010

Una centrale fotovoltaica in Alessandria: nessuno ne sa nulla

Martedì 19 Gennaio 2010

Nella assoluta mancanza d’informazione anche in Alessandria si sta realizzando una Centrale Fotovoltaica nella zona sud della città e precisamente in zona Cabanette su un terreno agricolo di circa 15 ettari, con lo scopo di produrre energia elettrica da fonte rinnovabile solare attraverso la conversione fotovoltaica.L’impianto vedrà collocati circa 6144 moduli in silicio cristallino ad alta efficienza, della potenza nominale di 170 Wp con una dimensione di circa 160×80×50 cm. E funzioneranno ad una temperatura di -10 ­­­­+45 c°. per una durata di 25 anni.Dai dati che faticosamente si è riusciti a recuperare e riportati sulla relazione tecnica, l’impianto produrrà in un anno solare 8,9 GWh/anno con un presunto risparmio di energia primaria da combustibili fossili di circa 2047 TEP (tonnellate equivalenti di petrolio); in termini energetici la produzione annua della centrale corrisponde circa al consumo di 3000 famiglie di 4 persone. L’energia elettrica generata dalla centrale è in corrente continua e quindi non adatta all’immissione diretta nella rete di distribuzione tradizionale, alla quale sono connesse le utenze domestiche e civili. Per questo motivo è necessario interporre un sistema di conversione intermedio, detto Balance of System (BOS), che consente la conversione in corrente alternata con tensione e frequenza compatibili con la rete di distribuzione. I componenti principali del BOS sono l’inverter, che trasforma la corrente continua in alternata, e il trasformatore, che eleva la tensione al valore della rete di distribuzione e i dispositivi di protezione contro i sovraccarichi e i corto circuiti.L’intera produzione di energia sarà immessa in rete e venduta secondo le modalità previste dal mercato dell’energia o ceduta alle condizioni previste per il ritiro dedicato dell’energia elettrica da fonti rinnovabili (del.AEEG 280/07- Decreto Conto Energia 19/2/’07).L’intero impianto avrà una gestione completamente automatica, dotato di un sistema di supervisione, controllo e acquisizione dati in gradi di rilevare qualsiasi anomalia;  non è previsto l’impiego di personale dipendente fatta eccezione per la manutenzione programmata (pulizia cabine e moduli, pulizia quadri e centraline e verifica apparecchiature).Inoltre allo scopo di proteggere la centrale da atti vandalici o da furti è prevista la realizzazione di un sistema di antintrusione basato sull’impiego di sensori laser perimetrali e volumetrici e telecamere.L’azienda che ha proposto il progetto è la Renergetica s.r.l. di Genova che ha avuto sia da parte del Comune che della Provincia tutte le autorizzazioni previste dalle normative vigenti e l’impresa esecutrice dei lavori è l’Ansaldo Trasmissioni e Distribuzioni di Genova.“Non possiamo che apprezzare questa opera- afferma Vincenzo Costantino Vice Presidente della Circoscrizione ed esponente della Lc Crescere Insieme- in quanto siamo da sempre convinti sostenitori di una politica ambientale pulita che salvaguardi in particolare il territorio e la salute l’uomo. Ma non possiamo denunciare la mancanza d’informazione da parte dell’amministrazione comunale visto che quest’opera verrà realizzata sul territorio circoscrizionale e non aver pensato di convocare una riunione specifica  ci è sembrato al quanto scorretto, visto che la scoperta di tale intervento importante è avvenuta in maniera casuale”. Inoltre tale opera poteva essere realizzata su terreni di proprietà comunale dove con i soldi dell’affitto si potevano realizzare opere di utilizzo pubblico, invece come spesso accade si è voluto incentivare ed indicare  il terreno di un privato che ci risulta essere molto vicino a questa Amministrazione”.    

Intitolare una via a G. Almirante?

Giovedì 14 Gennaio 2010

Alessandria intitolerà una via  all’ex capo fascista Giorgio Almirante, lo hanno deciso i gruppi consiliari di maggioranza del comune di Alessandria  PDL (AN-FI) e LN nella seduta della commissione toponomastica svoltasi nei giorni scorsi.Ero presente ed ho assistito incredulo a quanto stava accadendo, ma la cosa che mi ha sconvolto maggiormente è stato vedere alcuni consiglieri, oggi tra le file del Pdl, con una storia socialista alle spalle che, con un certo  imbarazzo intuibile, avvallavano e votavano, non si sa in cambio di cosa,   la proposta di alcuni convinti ed irriducibili che oggi siedono  tra le fila di An, di intitolare una strada ad un razzista. Mi chiedo cosa conta la storia, la dignità di milioni di uomini, la loro memoria,  rispetto ad un patto di sangue per l’assegnazione di una poltrona  o un affaruccio da continuare a gestire? Nulla, appunto, in una società senza anima che fa del denaro e del successo l’unico metro di misura de i valori e dell’uomo.Ma ripercorriamo la storia per un momento per far ai nostri giovani chi è stato Almirante e cosa ha rappresentato per la nostra nazione: segretario nazionale dal 1947 al 1950 e poi dal 1969 al 1987 del Movimento Sociale Italiano, il partito erede del fascismo e della famigerata Repubblica antipartigiana di Salò.
Inizialmente giornalista al quotidiano fascista Il Tevere, Almirante nel 1938 firmò il Manifesto della razza e dal ’38 al ’42 fu pure segretario di redazione della rivista La difesa della razza. Introdotte anche in Italia, dal fascismo nel ’38, le leggi razziali, Almirante cercò di diffondere quelle tesi razziste provenienti dalla Germania nazista. Ancora nel maggio ’42 scriveva: «Nel nostro operare di italiani, di cittadini, di combattenti, nel nostro credere, obbedire, combattere, noi siamo esclusivamente e gelosamente fascisti. Esclusivamente e gelosamente fascisti siamo nella teoria e nella pratica del razzismo». Mostruosità che egli stesso sconfesserà anni dopo, sostenendo che allora non era possibile pensarla diversamente. L’unica “revisione” di Almirante. Il quale, caduto il fascismo, l’indomani dell’8 settembre ’43 aderisce alla neonata repubblichina fascista di Salò e ne diventa dirigente. Nel quadro della feroce repressione antipartigiana condotta dalle brigate nere di Salò al servizio dell’occupante tedesco, nel maggio ’44 compare un manifesto della Repubblica fascista firmato da Almirante come Capo Gabinetto del Ministro Mezzasoma che annuncia la «fucilazione alla schiena» per «tutti coloro che non si saranno presentati [e] saranno considerati fuorilegge». Almirante, dunque, nel ’44 firma un bando per la fucilazione dei partigiani. Nel dopoguerra fra i fondatori del MSI (Movimento Sociale Italiano), Almirante è sempre dirigente di primo piano di quel partito, ne diventa padre-padrone nel quasi ventennio della sua segreteria dal ’69 all’ ’87, caratterizzandosi per il tentativo di coniugare il “doppiopetto” della “maggioranza silenziosa” anticomunista, delle tradizioni, dell’ordine, e del cambiamento in senso autoritario dell’assetto istituzionale della Repubblica democratica nata dalla Resistenza, con il “santo manganello”, l’azione squadrista, e il legame sotterraneo coi fascisti di mezza Europa. Inequivocabile la fotografia che lo mostra il 16 marzo ’68 all’Università di Roma sorridente con giovani picchiatori neofascisti all’assalto della Facoltà di Giurisprudenza. Diversi anni più tardi è pure accusato di favoreggiamento aggravato nei confronti degli autori, militanti e dirigenti del suo partito, riconosciuti e condannati (dopo vari tentativi di inquinamento delle prove) della strage di Peteano, l’attentato terroristico del ’72 col quale furono fatti saltare in aria tre carabinieri, mentre altri due rimasero gravemente feriti. Anche qui inoppugnabili risultano le prove a suo carico. Evitò la condanna solo grazie all’immunità parlamentare e a un’amnistia per raggiunti limiti d’età.
Fino alla fine, vent’anni fa, Almirante è sempre stato un fascista, mai ha rinnegato il fascismo.

Ecco chi è quell’uomo a cui si vuole intitolare una strada della nostra città, e celebrare chi fu dalla parte di un regime autoritario e sanguinario che portò l’Italia alla tragica esperienza della guerra, che uccise e perseguitò i tanti che contro quel regime e quella guerra lottarono per donarci la repubblica, la democrazia e la costituzione. Ha contribuito in prima persona a quella persecuzione antiebraica che è stato “il male assoluto”, come ha riconosciuto anche il Presidente della Camera Gianfranco Fini. 
Non sono questi gli esempi che possiamo trasmettere alle nuove generazioni, quindi quello che chiedo al Sindaco di mantenere il suo impegno ad essere il “sindaco di tutti” attento e garante del tessuto democratico della città; se così non fosse si costituisca da ubito un “Comitato di Mobilitazione” tra  tutte le forse antifasciste, democratiche. Non perdiamo tempo, Alessandria non merita questo.
Vincenzo COSTANTINOANTIFASCISTA – COMPONENTE DIRETTIVO ANPI

Petizione per sospendere l’aumento dei buoni pasto.

Giovedì 14 Gennaio 2010

Lo scorso  25 novembre 2009 con  deliberazione n.383 il Sindaco di Alessandria Piercarlo FABBIO ha approvato l’aumento delle rette e dei buoni pasto  del 20%  con decorrenza 1 gennaio 2010.  Il Regolamento comunale prevede all’art. 3 - Indirizzi di programmazione -“Il Consiglio Comunale nell’ambito delle finalità di cui in premessa, ogni anno definisce le linee di indirizzo e di programmazione per la gestione ed il funzionamento dei servizi scolastici…” pertanto già nel 2009, ad inizio anno scolastico, l’importo da pagare era già stato stabilito e quindi non si spiegherebbe l’improvvisa decisione della Giunta di aumentare la retta. Inoltre questo aggravio ingiustificato sta creando notevoli disagi sul bilancio di molte famiglie, dove, in un momento di recessione economica, l’aver incrementato del 20% il costo del buono pasto e delle rette  significa un aumento medio di circa 40-50 euro. I sottoscrittori chiedono al Signor Sindaco di sospendere IMMEDIATAMENTE gli effetti delle disposizioni introdotte, anche perché non intendono pagare un aumento, che riteniamo illegittimo, in quanto dietro questa operazione, che prevede un introito di 335 mila euro, si vuole sanare parte del debito di ARISTOR, azienda che fornisce i pasti nelle scuole, dovuto ad  una cattiva gestione. (debito che ammonterebbe ad 1 milione di Euro)

Nuova stangata per gli italiani

Giovedì 14 Gennaio 2010

Il natale 2009 è alle nostre spalle, sotto l’albero molti italiani ci hanno trovato un regalo ma quello che ancora non hanno aperto è il pacco che ha inviato “Babbo Tremonti” ad ogni famiglia italiana dopo l’approvazione della finanziaria.Un vero “pacco salasso” che tradotto in soldoni verrà a costare ad ogni famiglia circa 600 euro così suddivisi: 130 euro in più ( 15%) per le Rc Auto; 65 euro in più per le tariffe aeroportuali (pari a 3 euro a biglietto); 55 euro in più per ogni ricorso al giudice di pace per multa; 28 euro in più per la bolletta della luce; 18 euro in più per l’acqua; 65 euro in più per prendere un treno; 35 euro in più per la Tarsu; 30 euro in più per i servizi bancari; 80 euro in più per le rate dei mutui e 90 euro in più per i carburanti. Il totale è, appunto, 596 euro di cui 120 “di nuovi balzelli”. E non ci dovremmo stupire se il canone Rai subirà anch’esso un aumento che aggiunto all’acquisto  di un decoder o di un nuovo televisore, per adeguarsi alle nuove disposizioni, incrementerà ulteriormente l’esborso che ogni famiglia dovrà sostenere per il 2010.Per non parlare poi degli aumenti di beni e servizi che necessariamente verranno applicati da Comuni, Province e Regioni ai quali Babbo Tremonti ha tagliato i fondi.Ma non era il governo che avrebbe dovuto diminuire le tasse? Ora non solo non ha diminuito nemmeno dello 0,1% nessuna delle aliquote IRPEF, ma aumenta tutte le tariffe  e nessuno dell’opposizione dice nulla, impegnati come sono a fare i paladini della giustizia o come dice qualcuno “ad occuparsi del nulla”. A pagarne le conseguenze saranno sempre i ceti medio-bassi, i pensionati, i lavoratori a reddito fisso che a fine mese si troveranno meno soldi in busta paga e costretti a fare i salti mortali per sopravvivere, ma come dice qualcuno siamo un paese in ripresa ed anche una stangata aiuta a crescere il disprezzo che c’è in questo modo di fare politica.

Lettera aperta al Presidente della Provincia Filippi

Giovedì 14 Gennaio 2010

Caro Paolo, sono trascorsi sei mesi da quando hai vinto le elezioni e governi la  Provincia di Alessandria e tutti noi, come te e insieme a te, abbiamo gioito. Questo è stato il risultato di un lavoro di una squadra formata da partiti tradizionali e movimenti civici che hanno contribuito affinché un progetto e un programma trovassero attuazione nei cinque anni a venire.  Questi mesi  sono serviti  a formare la tua squadra di governo in grado di mettere in atto quanto scritto in quel documento politico-programmatico, per il quale anche noi contribuimmo alla stesura e  infine sottoscrivemmo. Eravamo consapevoli che la nostra esperienza al tuo fianco era un modo per far conoscere il nostro simbolo, ma soprattutto in ognuno di noi si era manifestata  la voglia di impegnarsi e di mettersi in gioco con un obiettivo comune, la vittoria della coalizione, la vittoria di un progetto, la vittoria di valori e di ideali che solo in quella coalizione potevamo trovare. Questo è stato lo spirito che ci ha spinto a scendere in campo al tuo fianco; non ti abbiamo chiesto nulla ma, una cosa ci aspettavamo da te e dalla coalizione:  essere accettati e condividere, nel bene e nel male, ogni decisione assunta da te per spalleggiarla, migliorarla, portarla in mezzo alla gente. Tutto questo non lo abbiamo minimamente avvertito al punto che non siamo mai stati convocati per sentirci dire, quanto meno: grazie. Sappiamo che in politica contano i numeri, noi per il momento non li abbiamo, ma a volte non bisogna ragionare solo con quelli, ci sono cose che vanno ben al di là delle cifre, vale a dire il rispetto oltre a quel  rapporto interpersonale che è venuto meno. Questo, credimi, ci ha fatto molto male. Nonostante ciò, cogliamo l’occasione per porgerTi i nostri migliori Auguri di Buon Anno