Rette scolastiche e buoni pasto

Nei giorni scorsi gli esponenti della LC Crescere Insieme, accompagnati da una delegazione di genitori, ha incontrato il Presidente del C.C. di Alessandria G. Cuttica per consegnare la petizione, sottoscritta da 700 genitori, contro l’aumento dei buoni pasto e delle rette scolastiche.L’incontro è servito a chiarire le motivazioni e le istanze che hanno spinto i rappresentanti della LC a lanciare questa raccolta firme, perché ritengono che quanto attuato dalla Giunta Fabbio, ad anno scolastico in corso, sia scorretto nei confronti delle famiglie che, in un momento di recessione economica, si trovano sul bilancio famigliare un incremento del 20%, vale a dire mensilmente circa 30-50 euro; oltre a ciò va aggiunta  la mancanza d’informazione che ha di fatto accentuato le critiche e scatenato le ire  dei genitori. Inoltre, a fronte di tale aumento, un altro dato di scontentezza rilevato è  la qualità del servizio offerto da Aristor, che lascia molto a desiderare. Dalla documentazione ricevuta durante l’incontro si evince che tale aumento era un atto previsto, dato che l’ultimo ritocco alle tariffe risale al 2000 (ma allora non poteva essere fatto ad inizio anno scolastico?).Il costo annuale, a carico dell’Amministrazione comunale, per asili nido, refezione scolastica, scuole comunali dell’infanzia e extrascuola ammonta a 8 milioni  630 mila euro e l’aumento applicato a partire dal 1 gennaio 2010 porterà nelle casse comunali circa 300 mila euro; 4236 sono i bambini, che nelle diverse fasce di età, godono dei servizi comunali; di questi, in base ai parametri Isee, troviamo che il 34% è esente, il 21% fruitore di tariffa agevolata, solo il 45 % paga la retta piena. Da questa fotografia la domanda ci viene spontanea: ma siamo sicuri che  quel 55% (1428 bambini esenti, 476 con agevolazioni) rientri realmente nei criteri Isee? E forse non sarebbe il caso di verificare le effettive situazioni famigliari di quanti usufruiscono di queste agevolazioni? Ci  risultano, infatti, casi anomali che meriterebbero un’ulteriore attenzione. Siamo inoltre convinti che sia giusto intervenire ed aiutare chi purtroppo convive con un disagio, ma è altrettanto vero che l’assistenzialismo non è l’unica risposta al problema; esso va anche governato e gestito attraverso una seria politica sociale in grado di dare risposte serie ai problemi che colpiscono le famiglie in difficoltà; problematiche quali la casa, l’occupazione, la salute; problemi ai quali la politica di questa città non da risposte, anzi non affronta neanche. Quindi noi diciamo no all’assistenzialismo  e si al benessere sociale del cittadino; tutto ciò deve essere costruito attraverso un percorso che nasca dal confronto: per il bene della nostra società, per il rilancio della nostra città.

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