Per qualsiasi scelta strategica per la città: siano i cittadini a decidere
In questi giorni sui quotidiani locali si è riaperto, tra vari esponenti più o meno noti, un dibattito sui rifiuti a fronte della decisione del Comune di smantellare gradatamente il sistema di raccolta denominato “porta a porta”. Come lista civica «Crescere insieme» già nel 2008 avevamo lanciato una campagna di sensibilizzazione sulla raccolta differenziata dei rifiuti criticando il nuovo piano industriale dell’Amiu, che prevedeva l’abbandono del porta a porta, destinato a restare solo nell’area centrale della città. Avevamo avanzato un’interessante proposta quella di indire un referendum popolare perché a decidere fossero i cittadini se preferire un sistema che non aiuta di certo la raccolta differenziata, e come conseguenza quella di portare tutti i rifiuti in discarica o nell’inceneritore, oppure mantenere il vecchio sistema migliorandolo, che favorisce maggiormente la differenziata. Il buon Fabbio escluse fin da subito che il Comune si potesse fare carico di indire il referendum («Sarebbe uno spreco di denaro» ) e aggiunse: «Se lo vogliono possono chiederlo, raccolgano le firme necessarie e lo propongano, ma non penso che possa essere il mezzo per aiutare la raccolta differenziata».
Già allora vi era l’arroganza e la presunzione che quello che decidevano poche persone fosse la soluzione migliore e che quindi si doveva sottostare senza protestare, peccato però che in democrazia non funziona proprio così; il coinvolgimento e la partecipazione sono a nostro avviso gli strumenti in grado di rendere il cittadino protagonista della cosa pubblica e non solo, ma a quanto pare ogni tentativo di dialogo e di confronto con questa amministrazione diventa inutile, sempre.
Crescere insieme aveva già avanzato molte perplessità sul piano industriale dell’Amiu, dove a fronte di una riduzione dei costi del servizio si prevedono forti investimenti che guarda caso vanno ad incidere pesantemente sui bilanci dei cittadini, come pure ci preoccupano i livelli occupazionali che rischiano di essere drasticamente ridotti. Inoltre pensiamo che l’attuale piano non trovi un alto gradimento tra la gente con un’incidenza negativa sul comportamento dei cittadini, facendo crescere la disaffezione per la raccolta differenziata col rischio di provocare il mancato raggiungimento dei valori indicati dalle legge, con sanzioni economiche nei confronti del Comune.
Per questo era opportuno prima di smantellare il precedente sistema di raccolta, che poteva anche trovare margini di miglioramento e modifiche, coinvolgere il cittadino attraverso l’unico sistema democratico e partecipato che conosciamo e cioè il Referendum popolare che deve valere sempre e comunque quando sono in atto cambiamenti che interessano l’intera collettività. Questo si chiama “Democrazia Partecipata”.
Come LC rilanciamo la sfida alla città: aiutateci a far si che il vero protagonista della cosa pubblica torni ad essere il cittadino, incrocio tra diritti e doveri, tra passione e ragione, tra l’amore per la libertà e quello per la giustizia. Per custodire la democrazia non bastano i politici di mestiere, occorre che ogni giorno la passione civile trovi nuovi protagonisti per cambiare permanentemente il rapporto tra il cittadino e la politica. L’unica garanzia contro questo rischio è che sia sempre in moto la cittadinanza attiva che ricorda, a chi ci governa, che le istituzioni appartengono a tutti e nessuno ha il diritto di sequestrarle.